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Alice dietro lo Specchio. Letteratura e conoscenza della realtà

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Alice dietro lo specchio si

 

(Offriamo in anteprima ai nostri lettori l’Introduzione, senza le note, del libro dello stesso titolo curato da Federica Bergamino appena pubblicato da Edizioni Sabinae)

 

Al termine di un corso di Great Books, una studentessa, volendo evidenziare gli apprendimenti ottenuti, ha scritto qualcosa che trova un significativo riscontro in prestigiosi autori in materia di letteratura.

Scriveva: “Great Books fomenta la carità perché ci muove verso gli altri nella prospettiva di chi vuole capire, di chi vuole aiutare. È un ausilio per integrare diversi modi di comprendere il mondo senza mettere le nostre idee al primo posto. Great Books è sinonimo di alleanza di civiltà perché aiuta la comunicazione tra le culture”. Tale sintesi di un corso di lettura di romanzi mi sembra una conferma eloquente di quanto sostiene Martha Nussbaum quando scrive: «difendo l’immaginazione letteraria precisamente perché mi sembra una componente essenziale di una posizione etica che ci chiede di preoccuparci del bene di altre persone le cui vite sono lontane dalla nostra».

 

Forse non è il primo aspetto cui si pensa quando si affronta il tema della letteratura, del suo rapporto con la realtà o del valore cognitivo, nonché formativo, che essa ha. Tuttavia ritengo essere questo uno degli esiti più notevoli in chi legge buone storie: lo sviluppo di un pensiero e di un atteggiamento pro-sociale, empatico e comprensivo che permette di conoscere la realtà personale in un modo che aiuta a vivere una vita pienamente umana.

L’opera letteraria, infatti, riguarda essenzialmente l’esperienza umana e, come la filosofia e la scienza, aiuta l’uomo a vivere. Ma la modalità in cui essa aiuta, mettendo il lettore a contatto con la dimensione concreta e singolare di esistenze personali possibili, ha una sua specificità esclusiva. Mi limito ad enunciarne qui solo due aspetti essenziali, gli altri saranno oggetto diretto delle riflessioni interne al libro.

 

Da una parte l’opera narrativa mette il lettore in comunicazione con personaggi appartenenti a momenti storici e tradizioni culturali diverse, facendoli conoscere dal di dentro, ossia nei loro vissuti interiori: motivazioni, intenzioni, paure, dubbi, determinazioni. Tale conoscenza, tra le altre cose, favorisce in chi legge, la comprensione dei comportamenti altrui e talvolta anche dei propri. Questo fa sì che i romanzi non ci forniscano propriamente una nuova forma di sapere, ma una nuova capacità di comunicare con esseri diversi da noi; da questo punto di vista si può dire che essi riguardano la morale più che la scienza. «L’orizzonte ultimo di tale esperienza – afferma Todorov – più che la verità è l’amore, forma suprema del rapporto umano», come peraltro ha perfettamente colto la studentessa di cui sopra.

 

Dall’altra, diversamente dal sapere scientifico e filosofico, essa si propone in modo da lasciare libero il lettore di accettarla o meno, demandando alla sua riflessione l’adesione o il rifiuto. Infatti, la struttura argomentativa delle scienze o della filosofia funziona in modo tale che, accettate alcune premesse, s’impone deduttivamente l’evidenza delle conclusioni. La letteratura, invece, proponendo una storia, invita alla riflessione, come ricorda Huemer. «Descrivendo un oggetto, un avvenimento, un personaggio –afferma Todorov- lo scrittore non formula una tesi, ma stimola il lettore a farlo: propone e non impone, lasciandolo così libero e al tempo stesso invitandolo a essere maggiormente partecipe». Il lettore qui non si trova di fronte a verità astratte e apodittiche, ma a una vita possibile; è libero di confrontarla con la sua, di accettare o meno quel pensiero, quella motivazione o quel comportamento. E’ come Alice dietro allo specchio; non è costretta a guardarsi dentro o a entrarci; eppure si guarderà e vi entrerà.

 

E sono precisamente questi due aspetti, a mio avviso, a permettere che la lettura di romanzi diventi promotrice di comunicazione tra persone e tra culture, di alleanze tra civiltà. E’ guardando al dentro delle persone e amando e favorendo la loro libertà che questo è possibile. Il modo in cui la letteratura ci fa conoscere la realtà umana, non solo dunque è estremamente efficace per conoscere l’essere umano e mettersi in comunicazione con esso, ma è il modo in cui ognuno di noi vorrebbe essere trattato: con autentica attenzione per la propria interiorità e con un sacro rispetto per la libertà personale concreta. La letteratura può così aiutare a conoscere la realtà della persona umana esattamente secondo il modo in cui essa vuole essere trattata. E’ questo il contesto in cui nasce il libro, questa la linfa che lo anima. La consapevolezza che la letteratura sia una delle forme più sublimi per umanizzare il mondo. Scrivere e leggere letteratura è quindi un atto di omaggio alla dignità umana; esprime fiducia in essa e rivela che la verità sull’uomo è precisamente l’amore.

 

In questo humus, il libro si propone come un insieme di saggi, alcuni già pubblicati in altre lingue, con diverse prospettive disciplinari, il cui intento comune è quello di risaltare il ruolo della letteratura nella vita umana. E’ suddiviso in tre parti: la prima, Il potere della narrazione, affronta il tema della finzione letteraria in un approccio quasi dialettico con la realtà; la seconda, Letteratura e realtà personale, mira a evidenziare lo strettissimo rapporto tra la letteratura e la realtà esistenziale della persona umana, la terza, Letteratura e identità, offre riflessioni sulla comunicazione e la formazione attraverso la letteratura.

 

Il lettore potrà così avventurarsi a scoprire com’è possibile che la finzione letteraria sia assolutamente indispensabile alla conoscenza umana, anche a quella filosofica (Llano); potrà forse sorprendersi nell’accorgersi della presenza di letteratura laddove pensava esserci solo verità fattuale (García Noblejas) e vedere come possano darsi “fatti falsi” e “finzioni vere” (Presilla). Capirà che determinate realtà della nostra vita sono accessibili solo attraverso una narrazione (Bergamino) e come il Cristianesimo possa avere un influsso sulla relazione tra vita quotidiana e letteratura (Wauck). Ci auguriamo che il lettore troverà pure delle risposte al disorientamento e amarezza che talvolta può avvertire al termine di alcuni romanzi (Malo) e che scopra nella letteratura un alleato potente per elaborare una formazione adeguata alle esigenze dell’essere umano (González Gaitano).

 

 

 

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